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Il termine
psicosi fu introdotto nel 1845 da Ernst von Feuchtersleben
con il significato di "malattia mentale o follia".
È un grave disturbo psichiatrico, espressione
di una grave alterazione dell'equilibrio psichico
dell'individuo, con compromissione dell'esame di realtà,
inquadrabile da diversi punti di vista a seconda della
lettura psichiatrica di partenza e quindi del modello
di riferimento. I sintomi psicotici sono ascrivibili
a disturbi di forma del pensiero, disturbi di contenuto
del pensiero e disturbi della sensopercezione.
Disturbi
di forma del pensiero: alterazioni del flusso ideatico
fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni
dei nessi associativi come la tangenzialità,
le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;
Disturbi di contenuto del pensiero: ideazione prevalente
delirante;
Disturbi della sensopercezione: allucinazioni uditive
(a carattere imperativo, commentante, denigratorio
o teleologico), visive, olfattive, tattili, cenestesiche,
geusiche.
Tali sintomi possono presentarsi in diverse condizioni:
in corso
di disturbi mentali organici secondari a malattie
internistiche o neurologiche (Lupus Eritematoso Sistemico,
endocrinopatie, uremia, porfiria, Sindrome di Wilson,
corea di Huntington, lesioni del lobo temporale e
parietale, epilessia, abuso di sostanze come alcol,
anfetamina, cocaina, cannabis e allucinogeni);
in corso di disturbi cognitivi correlati alla demenza;
in corso di disturbi dell'umore;
in corso di quadri schizofrenici;
in corso di quadri schizoaffettivi;
psicosi acute: schizofreniformi, reattive brevi, cicloidi,puerperali,
ecc.;
in corso di disturbi deliranti (di tipo paranoide);
in corso di disturbi di personalità.
L'età di insorgenza delle psicosi è
variabile ma già nel primo anno di vita vi
possono essere comportamenti abnormi. Le psicosi hanno
un'incidenza tra i 15 e i 54 anni di 1,5-4,2/100.000.
Variano per gravità e prognosi in base alle
caratteristiche del disturbo e in base alle caratteristiche
dell'ambiente in cui vive la persona. Gli studi dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità, l'International Pilot
Study of Schizophrenia e il Collaborative Study on
Determainants of Outcome of Severe Mental Disorders,[1]
condotti su 1400 individui osservati in un tempo superiore
ai 20 anni, mostrano che la schizofrenia è
ubiquitaria e che i contesti sociali diversi determinano
esiti sociali diversi.
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